Il nome di Josè Andrade, a tanti appassionati di calcio di oggi, probabilmente dice poco o nulla. Eppure costui, nella classifica dei migliori calciatori del XX secolo, stilata nel 2000 dall'Iffhs, figura al 29° posto, al 20° prendendo in considerazione solamente i giocatori sudamericani. Josè Andrade, insomma, fu un grandissimo sui campi di calcio, ma come tanti, troppi suoi colleghi, trovò l'oblìo una volta appesi al chiodo gli scarpini, una volta allontanatosi dalle luci della ribalta. Inghiottì sé stesso, morì lontano da tutto e da tutti. Anche per questo, oggi, non sono in molti a ricordare il suo nome. Il nome di un calciatore meraviglioso, che segnò in maniera indelebile la storia del calcio nella prima metà del secolo scorso.
martedì 21 novembre 2017
lunedì 7 agosto 2017
"El Chito non deve giocare"
Nell'immaginario collettivo, i Mondiali
giocati in Messico nell'estate del 1970 sono quelli di
Italia-Germania 4-3, o meglio “Italiagermaniaquattroatrè”, detto
tutto d'un fiato. Sono i Mondiali del “partido del siglo”, la
partita del secolo, della staffetta Mazzola-Rivera che divide
l'Italia, ma non solo, ovviamente. C'è anche dell'altro, tanto
altro. Sono i Mondiali del Brasile, che alza la Coppa Rimet al cielo
per la terza volta e se la prende per sempre, sono gli ultimi
Mondiali di Edson Arantes do Nascimento, gli ultimi Mondiali di Pelè.
Ma sono anche i Mondiali di Gerd Muller, che con 10 reti si prende la
palma di capocannoniere del torneo, sono i primi Mondiali trasmessi a
colori dalle tv di mezzo mondo, sono i primi in cui i direttori di
gara sventolano i cartellini, idea con la quale l'inglese Aston ha
introdotto nel mondo del pallone un linguaggio non verbale
universale, comprensibile a tutti. Ma se per caso vi ritrovaste a
scambiare quattro chiacchiere con un peruviano, e se domandaste lui
un pensiero su quei Mondiali, quelli giocati in Messico nell'estate
del 1970, è probabile che la sua risposta sarebbe su per giù la
seguente: “Una gran verguenza”. “Una gran vergogna”,
sentenzierebbe questo ipotetico peruviano. Perchè questo è stato,
per gli eredi dell'impero Inca, il Mondiale del 1970.
lunedì 24 luglio 2017
Lucien Laurent, pioniere dei Mondiali
L'avevano sognata per anni, per
decenni. L'avevano sognata, desiderata, sfiorata, ma mai, in una
rincorsa durata quasi settant'anni, erano riusciti a toccarla, a
sentirne sotto le dita i dolci lineamenti. Ma in quella sera di
luglio del '98 quel sogno era diventato realtà. Mentre il sole
scendeva a riposarsi dietro i tetti di Montmartre, dopo essersi
specchiato nella Senna, la Francia si addormentava guardando tutti
dall'alto verso il basso. Ma stavolta non si trattava di “grandeur”,
no, stavolta la Francia ce l'aveva fatta davvero: era il 12 luglio
del 1998, e allo stadio di Saint Denis i ragazzi di Jacquet avevano
sconfitto il Brasile nella finale dei Mondiali casalinghi. Campioni
del mondo. Finalmente. Là dove aveva fallito gente del calibro di
Kopa, Fontaine e Platini, erano riusciti Zidane e compagni.
venerdì 14 luglio 2017
Non ci proverò mai più
Questa volta non mi avrà. No, lo
giuro, questa volta no.
Si è presa troppo, nella mia vita,
quella squadra. Ho permesso che si prendesse troppo, anno dopo anno,
campionato dopo campionato. Il più delle volte mi ha restituito
delusione, disillusione, sofferenza. Ma sono giovane e posso cambiare
le cose, posso rimescolare le mie priorità, posso mettere da parte
il cuore. Posso farlo, voglio farlo.
sabato 8 luglio 2017
Albert Batteux, il profeta del calcio champagne
Ospitaletto è un tranquillo comune
della provincia bresciana, poco più di 14 mila anime a circa 10
chilometri di pianura dal capoluogo. Nacque come “Hospitium”,
come luogo di ristoro per viandanti e viaggiatori intorno al VII-VIII
secolo dopo Cristo. Un centro di passaggio, insomma, un paesello che
nei secoli si sarebbe poi trasformato in un borgo agricolo, e poi
ancora in un polo dell'industria metalmeccanica. Reims, invece, è
una grande città francese, quasi 200 mila abitanti nel dipartimento
della Marna, regione di Grand Est, nella zona nord-orientale
dell'Esagono.Una città ricchissima di storia, un centro che Giulio
Cesare scelse come capitale della Gallia: è qui che dal 987 al 1825
vennero incoronati quasi tutti i Re di Francia. Si iniziò con il
conte di Parigi Ugo Capeto, capostipite della dinastia dei Capetingi,
per arrivare a Carlo X. Tra Ospitaletto e Reims corrono quasi 1000
chilometri di strada e i due centri, lo si può notare fin da questi
brevi cenni di storia, non hanno apparentemente nulla in comune: da
una parte un piccolo paesello, luogo di passaggio rimasto fin dalle
sue origini alla periferia della storia, dall'altra una grande città
che alla storia ha fatto spesso da palcoscenico, ospitandone passaggi
chiave. Eppure c'è un piccolo filo rosso che lega Ospitaletto a
Reims e viceversa. Un filo rosso che parla di calcio, di champagne,
di vittorie leggendarie e disfatte clamorose.
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