Che la sfortuna, nella storia del Torino, abbia avuto uno spazio rilevante, è dato innegabile. Pensiamo alla tragedia di Superga, pensiamo alla drammatica fine di Gigi Meroni, pensiamo all'emorragia cerebrale che nel 1976 si portò via Giorgio Ferrini, capitano di mille battaglie e tutt'ora recordman di presenze in granata con 566 "caps". C'è però anche un'altra storia, meno conosciuta, dai risvolti sicuramente meno tragici rispetto a quelle citate, che testimonia di un altro episodio che ha visto la storia del Toro intrecciarsi con una sorte avversa. E' la storia di Alvise Zago, di una carriera che poteva essere scintillante e che invece si è arresa di fronte ad un destino beffardo.
lunedì 6 giugno 2016
Alvise Zago, quando il destino dice di no
Che la sfortuna, nella storia del Torino, abbia avuto uno spazio rilevante, è dato innegabile. Pensiamo alla tragedia di Superga, pensiamo alla drammatica fine di Gigi Meroni, pensiamo all'emorragia cerebrale che nel 1976 si portò via Giorgio Ferrini, capitano di mille battaglie e tutt'ora recordman di presenze in granata con 566 "caps". C'è però anche un'altra storia, meno conosciuta, dai risvolti sicuramente meno tragici rispetto a quelle citate, che testimonia di un altro episodio che ha visto la storia del Toro intrecciarsi con una sorte avversa. E' la storia di Alvise Zago, di una carriera che poteva essere scintillante e che invece si è arresa di fronte ad un destino beffardo.
Un giorno triste
6 giugno 2016. E' ufficiale. Massimo Moratti esce di scena. Il legame tra lo storico patron e la società nerazzurra finisce qui, dopo 21 anni, 16 trofei e una quantità incalcolabile di milioni spesi. Con la cessione delle quote di maggioranza a Suning l'Inter parlerà cinese, dopo la parentesi indonesiana vissuta con Erick Thohir. Per il calcio italiano è un giorno storico. Per coloro i quali il pallone è ancora una questione di cuore, questo è un giorno triste.
domenica 5 giugno 2016
Motta e i suoi fratelli: ecco gli altri "dieci"
Tanto, probabilmente troppo, sta facendo discutere il numero 10 assegnato a Thiago Motta. La maglia che fu di Rivera, Baggio, Del Piero e Totti, a Euro 2016, sarà sulle spalle dell'italo-brasiliano, e questo, per molti, è una sorta di sacrilegio sportivo. Su questa scelta si è già detto di tutto e di più, non serve parlarne oltre. Andiamo invece a vedere chi saranno gli altri numeri 10 in Francia. Ecco i "diez" delle altre candidate al titolo europeo.
Vardy: i miracoli non si ripetono
Si definisce miracolo, dal latino "Miraculum" (cosa meravigliosa), un evento eccezionale, che desta meraviglia, un avvenimento straordinario. Uno dei principali tratti distintivi di ciò che si può definire "miracolo" è proprio la sua rarità, la sua quasi unicità. Pensiamoci: se i miracoli si ripetessero tutti i giorni, alla lunga non potremmo più considerarli tali. Ecco perchè, quindi, l'addio di Jamie Vardy al suo Leicester era scritto, sta nel normale corso delle cose. Perchè i miracoli non si ripetono. E le favole, per essere considerate come tali, non possono diventare troppo frequenti.
venerdì 3 giugno 2016
I dolori del (non più) giovane Motta
Chissà che cosa pensava, agli inizi del secolo scorso, Fortunato Fogagnolo, quando partì da Polesella, paesino di circa 4 mila anime in provincia di Rovigo. Partì alla volta del Brasile, alla ricerca di un po' di fortuna, di un futuro migliore per lui e per la sua famiglia. Non sapeva ancora che un suo discendente, quasi un secolo dopo, avrebbe ripercorso i suoi passi, dal Brasile all'Italia. Non sapeva che quel suo discendente l'avrebbe quasi spaccata, l'Italia, per lo meno quella sportiva. Quel discendente risponde al nome di Thiago Motta, e oggi, nel 2016, la sua convocazione per gli Europei di Francia, abbinata al numero 10 assegnatogli, sta facendo discutere l'Italia intera. Critiche aspre sono piovute su Antonio Conte in seguito all'annuncio dei convocati, lo stesso Motta non è stato risparmiato, bollato da tanti come "bidone", come "bollito", come "giocatore scarso". Ma è davvero così?
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